sabato 5 novembre 2011

ScolasticaMente parlando - parte 2

Qualcuno, riferendosi al post “Scolasticamente parlando - parte 1”, che consiglio di leggere prima di questo, potrebbe domandarsi in cosa consista il problema della formazione degli alunni esclusivamente sul piano mentale. In fin dei conti, gli insegnanti sono già abbastanza stressati e ci manca solo che si occupino di ulteriori aspetti dello sviluppo di certi adolescenti maleducati e ribelli.  A questo qualcuno, io rispondo che il lavoro di colui che mi diverto a chiamare “Nuovo Prof” non verrebbe modificato in quantità, ma in qualità.
Comunque, prima di approfondire il tema “quantità/qualità” (cosa che farò più avanti), vorrei far notare un particolare non proprio trascurabile: il sistema scuola crede di adempiere al proprio dovere formando delle Menti (in questa visione il lavoro su altri piani spetta alla famiglia o, magari, agli psicologi); la famiglia è convinta che il fatto che i ragazzi portino avanti un percorso scolastico, soprattutto se accompagnato da elevato profitto, rappresenti una condizione sufficiente per la loro crescita; la società attribuisce al complesso scuola-famiglia il compito di educare/formare/trasmettere. Alla fine nessuno fa niente di nuovo e il risultato è che gli adulti creano (a loro immagine e somiglianza) dei ragazzi che non hanno strumenti per guardarsi dentro e che, diversamente dalle certezze dei ragazzi stessi, non hanno imparato ad esercitare il libero arbitrio.

N.B: Neurofisiologi, psicologi, filosofi, antropologi, psichiatri, psicoanalisti danno definizioni di “mente” con sfumature differenti a seconda della corrente disciplinare a cui appartengono; qui per Mente intendo esclusivamente l’entità che fa capo all’organo “cervello”, che permette all’umano di ragionare, pensare, memorizzare, calcolare, ricordare, giudicare ecc.

Cosa può fare colui che intende diventare Nuovo Prof? Prima di tutto deve comprendere e accettare (bisogna fare appello ad una buona dose di umiltà) che è lui stesso, in primis, a dover iniziare un cammino di crescita personale.
Se si vuole educare all’auto-conoscenza, bisogna conoscersi.
Se si vuole educare all’auto-osservazione, bisogna osservarsi.
Se si vuole aiutare a sviluppare spirito critico, bisogna aver acquisito un vero spirito critico.
Se si vuole insegnare a lavorare con le emozioni, bisogna aver lavorato con le proprie.
Se si vuole avviare l’alunno ad una sana relazione con i compagni, bisogna aver instaurato una sana relazione con la classe.

Non si può insegnare qualcosa che non si conosce profondamente.

Si può forse insegnare matematica senza averla mai studiata? O a suonare uno strumento che non si è mai toccato? O la tecnica di una disciplina sportiva a cui non si sono dedicate ore ed ore del proprio tempo?

A voi la risposta.

1 commento:

  1. Penso che il modo migliore per risvegliare ...sia quello di comunicare con i giovani ,ma piu' che comunicare direi aprirsi ai loro cuori, vivere le loro necessita' con
    com-passione,sentire cosa cambierebbero loro nel sistema scolastico, renderli partecipi e nutrire in loro la convinzione che il cambiamento puo' avvenire, sicuramente con la loro partecipazione ....
    Noi figli possiamo fare molto per i nostri genitori, ma questo puo' avvenire se impariamo ad accettarli e a non giudicarli...cosi' come abbiamo fatto quando con amore li abbiamo scelti...
    In questo modo e solo cosi', te lo dico per vissuto personale,loro avranno la possibilita' di partecipare con gioia alle nostre scelte anche se non condivise.
    Il lavoro e' lungo ma il comandamento ONORA PADRE E MADRE e' la strada che conduce alla liberta'.
    Tu, io e molti altri possiamo aprire una strada , con l'ascolto, con le proposte , il coinvolgimento dei giovani, e mi sembra che tu questo lo stai facendo gia'.... possiamo fare molto se riconosciamo il grande lavoro di preparazione che ci ha portato fino a qui oggi, che non lo rinneghiamo e demoliamo...perche' ci e' stato utile e perche' e' grazie a lui che noi ci siamo fatti delle domande importanti...
    Riconosciamogli il diritto di esistere e anche di potere cambiare... di migliorare....
    Cosi' non facciamo una lotta ,ma veramente viviamo in com-passione con la vita per essere al Suo servizio.
    Non c'e' alcun merito se non quello di ricordarsi perche' ci siamo incarnati, che e' gia' cosa veramente difficile!
    Tutto cio' che ho scritto, prima di tutto lo dico a me, e se e' veramente nel mio cuore , riconoscero' il messaggio profondo che sta dietro a semplici parole, riconoscero' la sua verita' e come metterla in pratica.
    Ancora e mille volte ti diro' grazie per quello che stai facendo per me.......
    Ti abbraccio
    Katia

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